Franco Baresi, all’anagrafe Franchino Baresi (Travagliato, 8 maggio 1960), è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano, di ruolo libero.
Da calciatore ha vestito solo la maglia del Milan e della Nazionale italiana. Campione del mondo ai Mondiali del 1982 (sebbene non abbia giocato in alcuna partita) e vice-campione del mondo ai Mondiali del 1994, occupa la 19esima posizione nella speciale classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer.
Nel 2004 è stato inserito nel FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione.
Gianni Brera definisce Baresi in questi termini: «Baresi II è dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne è in possesso! Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria. Stacca bene, comanda meglio in regia: avanza in una sequenza di falcate non meno piacenti che energiche: avesse anche la legnata del gol, sarebbe il massimo mai visto sulla terra con il brasiliano Mauro, battitore libero del Santos e della nazionale brasiliana 1962[3].»
A 15 anni venne scartato ad un provino dell’Inter, l’esaminatore lo trovò gracile, inadatto e fisicamente inadeguato, preferendogli il fratello Giuseppe. Al terzo provino venne preso dal Milan, grazie all’agguerrita insistenza del suo accompagnatore Guido Settembrino.
Ha esordito in Serie A a 17 anni, il 23 aprile 1978 in Verona-Milan (1-2). La stagione seguente, nonostante la giovanissima età, tale era già il suo valore che Nils Liedholm non esitò a sacrificare un libero di provata esperienza come Turone per fargli posto in squadra. Baresi diventò quindi titolare, ricoprendo con grande autorevolezza il delicato ruolo di libero, e vinse lo scudetto 1978-79, quello della stella, insieme a compagni quali Fabio Capello e Gianni Rivera. Proprio in quella stagione, che segnò l’addio al calcio giocato di Rivera, si realizzò tra loro un ideale passaggio del testimone come uomo-simbolo della squadra.
Conobbe anche l’amarezza per le due retrocessioni in Serie B del Milan (una per lo scandalo del calcio scommesse), ma senza alcuna incertezza non lasciò il club. Nel 1982, dopo le partenze di Maldera e Collovati, a soli 22 anni diventò il capitano, e da fresco Campione del Mondo giocò per la seconda volta in Serie B.
Baresi fu il vero leader del Milan nei due cicli più vincenti della sua storia, a cavallo tra gli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90, nelle gestioni prima di Arrigo Sacchi e poi di Fabio Capello. Formava una difesa fortissima con Mauro Tassotti, Paolo Maldini e Alessandro Costacurta. In quegli anni, tra gli altri, la squadra annoverava campioni del calibro di Roberto Donadoni, Carlo Ancelotti, Marco van Basten, Ruud Gullit, Frank Rijkaard, Demetrio Albertini, Dejan Savićević, Zvonimir Boban, Marcel Desailly, George Weah.
Arrigo Sacchi e Franco Baresi con la Coppa Intercontinentale vinta dal Milan nel 1989
Il Capitano divenne celebre e stimato a livello internazionale per i suoi recuperi prodigiosi, la sua capacità unica nel guidare il reparto difensivo, la sua abilità nella fase di impostazione, e per le improvvise folate in avanti in grado di ribaltare l’azione in pochissimo tempo. Era inoltre dotato di una struttura fisica prestante e di una buona tecnica, unita ad una ottima visione di gioco. Curiosamente, però, nel suo palmarès manca il Pallone d’oro, ceduto per 39 punti al compagno di squadra Van Basten nel 1989 e precedendo Frank Rijkaard, altro rossonero.
In 20 stagioni disputate con la maglia del Milan, ha vinto 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 3 Supercoppe europee e 4 Supercoppe italiane. Ha segnato 31 gol complessivi, 21 dei quali su calcio di rigore, conquistando la classifica cannonieri della Coppa Italia 1989-90, l’unico trofeo nazionale che non ha conquistato. Il suo ultimo gol, peraltro decisivo ai fini del risultato, lo segnò in occasione di Padova-Milan (1-2) del 27 agosto 1995.
Vanta, assieme a Riccardo Ferri, il poco ambito record delle autoreti nel campionato di serie A, con 8 marcature nella propria porta. Va comunque specificato che all’epoca il conteggio degli autogol penalizzava molto di più i difensori rispetto alla prassi odierna. [4]
Si ritirò al termine della stagione 1996-97, a 37 anni. In suo onore, il Milan ha ritirato dalla numerazione ufficiale la maglia numero 6 che gli apparteneva.[5] La fascia di capitano, indossata per 15 stagioni, fu invece consegnata a Paolo Maldini. Per celebrare il suo addio al calcio il 28 ottobre 1997 il Milan organizzò il Testimonial Game “6 PER SEMPRE”, partita evento che vide una grande festa a San Siro con la partecipazione di numerose stelle del calcio. Dalla stagione successiva al suo ritiro, durante le partite casalinghe del Milan, molto spesso viene esposta nei settori della Curva Sud una grande bandiera rossonera che riporta il cognome e il numero dell’ex-capitano.
A 20 anni, quando faceva ancora parte della Nazionale Under-21, venne inserito da Enzo Bearzot nella lista dei 22 convocati per gli Europei ’80. Venne convocato in Nazionale maggiore anche per il vittorioso Mondiale ’82, dove tuttavia non giocò, in quanto riserva di Gaetano Scirea. L’esordio in Nazionale arriva infine il 4 dicembre 1982, nella partita Italia-Romania (0-0) giocata a Firenze. Ebbe un difficile rapporto con Bearzot, che lo vedeva come centrocampista e non lo convocò per i Mondiali ’86, preferendogli Tricella e il fratello Giuseppe Baresi.
Dopo 2 anni di assenza, ritrovò la maglia azzurra con Azeglio Vicini, che ne fece un punto fermo della sua formazione. Baresi fu infatti titolare inamovibile nel ruolo di libero negli Europei ’88 e nei Mondiali ’90 disputati in Italia.
Nel 1991, con la gestione di Arrigo Sacchi, suo ex-allenatore nel Milan, divenne il capitano degli Azzurri dopo l’accantonamento di Bergomi. Durante i Mondiali ’94 sfiorò la grande impresa, perdendo ai rigori contro il Brasile. Il capitano si infortunò al menisco nella partita contro la Norvegia e stoicamente, 25 giorni dopo l’operazione, ritornò in campo per la finale. Giocò una partita sontuosa (la Gazzetta dello Sport gli diede 9) ma sbagliò il primo rigore, afflitto dai crampi, e scoppiò in lacrime dopo la sconfitta degli azzurri.
Baresi lasciò la Nazionale a 34 anni, dopo la sua ultima partita disputata il 7 settembre 1994 contro la Slovenia. Ha totalizzato 81 presenze e 1 gol. Nel 1994 fu Vice-Campione del Mondo.
Dirigente e allenatore
Ritiratosi dall’attività agonistica, è stato per alcuni anni dirigente nel Milan, e ha poi avuto una breve esperienza, durata solo un mese tra il giugno e il luglio 2002 come direttore tecnico del Fulham, società della Premier League.
Si è poi avviato alla carriera di allenatore. Dal 2002 è entrato nel settore giovanile del Milan, dapprima come allenatore della squadra Primavera, poi dal 2006 al 2008 è stato il tecnico della formazione Berretti.
Attualmente fa parte della direzione marketing del club rossonero.
fonte Wikipedia.


