Il dramma di Diaz in Cile

di Alba D'Alberto Commenta

Non tutte le storie legate al calcio sono da considerarsi belle e interessanti. Quella che ha interessato Marcelo Diaz, per esempio, fa rabbrividire. Il calciatore, in Cile, è stato assalito con la moglie da 6 malviventi armati che poi sono stati messi in fuga dal suocero.

Ecco il racconto che il giocatore ha fatto ai microfoni della Gazzetta dello Sport:

Abbiamo subito un atto di violenza brutale ieri notte – ha raccontato a La Tercera dopo aver chiesto su Twitter di restituire i documenti della moglie a chi li avesse trovati – Ci volevano portar via l’auto, ci hanno minacciati con armi da fuoco, l’unica cosa che abbiamo provato a fare era mettere in moto l’auto”. Senza riuscirci, perché sua moglie è stata costretta a scendere dal veicolo. “È uscita con il portafoglio tra le mani, le hanno puntato la pistola sulla testa, per fortuna non le è accaduto nulla”. A parte il furto di denaro, telefonino e documenti: “Mentre io e mia moglie gridavamo, è accorso mio suocero che ha sparato due colpi”. Uno di questi finisce contro uno dei due veicoli dei rapinatori, messi in fuga dall’intervento dell’uomo. “Qui in Cile – ha spiegato Diaz – si dice che se uno bada a se stesso, nessuno ti fa del male. Magari se non avesse sparato lui, lo avrebbero fatto loro a noi”.

Quello che è successo è che è stato assalito da un commando di 6 persone armate che hanno puntato la pistola contro lui e la moglie, poi il suocere è intervenuto sparando contro la macchina dei malviventi che si sono dati alla fuga.

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